Un campo sterminato di croci sotto un cielo di nebbia. Lungo un sentiero camminano alcune persone, tra cui un bambino.

La condizione in cui viviamo senza accorgerci del collasso che ci circonda

Una città bombardata in fiamme: palazzi sventrati lungo una strada deserta, sotto un cielo di fumo.

Intenti

Abyssosfera è un progetto fotografico e concettuale che indaga una contraddizione contemporanea: l'umanità continua a vivere normalmente mentre è già immersa nell'abisso.

Il termine unisce due parole:

  • Abyssos: profondità, abisso invisibile
  • Sfera: sistema chiuso, mondo abitato

Abyssosfera è quindi la condizione in cui viviamo senza accorgerci del collasso che ci circonda.

Questa non è una mostra pacifica.

È una provocazione deliberata che nasce per disturbare le coscienze addormentate. Un atto d'accusa contro il benessere indifferente di chi, protetto dalle proprie mura, accetta una pace crudele che ignora i deboli e incorona i forti.

Non cerchiamo consenso, ma disagio. Perché solo chi prova dolore di fronte all'orrore delle migrazioni e delle vite spezzate dalla guerra è ancora veramente vivo. In tempo di conflitto, l'arte che non scuote l'anima è solo decorazione: queste opere, invece, sono necessità.

L'accusa è rivolta a chi sa e tace, a chi sceglie il silenzio del qualunquismo e si sottrae alla responsabilità del reale. Questa mostra non offre soluzioni e non consola. È un grido necessario che squarcia il velo dell'indifferenza.

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Opere

Obiettivi

Il mirino di una fotocamera inquadra una folla immensa: molte persone sollevano le fotografie di giovani in divisa.

Svegliare le coscienze

Il fine primario non è estetico ma psicologico: colpire chi preferisce ignorare la realtà, scuotendo il benessere di chi vive protetto nel proprio isolamento e nel calcolo egoistico.

Rivendicare il disagio

Cercare il dolore dello spettatore per verificare se sia ancora «vivo dentro». Il disagio diventa l'unico parametro per misurare la capacità di restare umani e sensibili di fronte alle migrazioni e al sangue dei giovani sacrificati.

Condannare l'indifferenza

L'opera funge da atto d'accusa non solo verso i carnefici, ma soprattutto verso chi guarda senza vedere, verso chi sceglie il silenzio complice o si rifugia in teorie astratte per evitare di assumersi responsabilità reali.

Rifiutare l'arte decorativa

Rivendicare un'arte che sia necessità e non decorazione. Lo scopo è rifiutare l'estetica consolatoria in tempo di guerra, trasformando l'immagine in uno strumento di lotta e testimonianza brutale.

Ogni parola scritta è un respiro tolto all'abisso.

    Ogni frase passa da Maurizio prima di diventare muro.

    Apri una conversazione

    Se queste immagini ti hanno disturbato, scrivimi. Il disagio, condiviso, comincia a diventare qualcosa.

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